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Riforma del Copyright: tutte le novità

Riforma del Copyright

Riforma del Copyright: tutte le novità

La riforma del copyright è stata approvata dal Parlamento Europeo con un numero schiacciante di voti a favore: 348 sì, 274 no e 36 astenuti. Una riforma voluta, attesa e temuta: quando è stata dichiara l’approvazione all’Europarlamento è scoppiato un applauso scrosciante.

La partita del copyright si chiude quindi dopo tre anni con un esito schiacciante. I confronti e i negoziati sono stati faticosi e intensi: da una parte i big della rete (Google e Facebook in testa) e dall’altra i creatori di contenuti di tutte le tipologie (visual, testuali, musicali e molto altro). Il voto affermativo del Parlamento di Strasburgo è considerato una vittoria per l’editoria europea e per i professionisti e una sconfitta per le grandi piattaforme web, sostenute in primis da Wikipedia.

Per la fine del contrastato percorso legislativo occorre attendere l’ok anche del Consiglio europeo. Poi si tratterà di recepire la direttiva e di trovare gli accordi economici tra piattaforme ed editori per tutelare i contenuti on line. Entrerà in vigore nell’UE dal 2021, se approvata dagli stati membri.

 

In cosa consiste concretamente la nuova direttiva e quale sono le conseguenze della sua applicazione per creatori di contenuti e utilizzatori degli stessi?

Le nuove norme UE sul copyright, che includono salvaguardie alla libertà di espressione, consentiranno a creatori ed editori di notizie di negoziare con i giganti del web. Il progetto di direttiva mira a obbligare le grandi piattaforme di Internet e gli aggregatori di notizie (come YouTube o GoogleNews) a corrispondere ai creatori di contenuti ciò che effettivamente spetta loro. Finora infatti, a causa di norme datate, sono stati proprio questi aggregatori a ricavare tutti i vantaggi mentre i creativi assistevano alla libera circolazione del loro lavoro e ricevono una remunerazione non adeguata.

La riforma dovrebbe concentrarsi essenzialmente sui seguenti aspetti:

  • Gli editori di pubblicazioni giornalistiche possono vantare il nuovo diritto di ottenere un compenso per l’utilizzo digitale dei propri articoli. In sostanza, gli editori dovranno autorizzare espressamente ogni ripubblicazione delle loro notizie, salvo che si tratti di singole parole o “estratti molto brevi“.
  • Viene imposto alle piattaforme on line, come ad esempio Youtube, di porre in essere misure dedicate ad effettuare un monitoraggio concreto dei contenuti al fine di tutelare il diritto d’autore e remunerare in realmente i detentori di esso. L’articolo 17, infatti, impone che tutti i grandi siti che permettono agli utenti di caricare contenuti debbano ottenere una licenza su quei contenuti e debbano filtrare quelli che violano il diritto d’autore. Saranno i siti stessi i responsabili per i contenuti immessi dagli utenti.
  • La creazione di una nuova eccezione sul copyright per consentire l’utilizzo di tecniche di text and data mining nell’UE. Fino ad oggi, infatti, il text and data mining, come viene definita in gergo tecnico l’esplorazione e la lavorazione di grandi quantità di dati che consente ai ricercatori di delineare delle tendenze e altre informazioni preziose per la ricerca, poteva violare le leggi sul copyright in alcuni Paesi e non in altri. La corretta applicazione di tale tecnica dovrebbe, quindi, essere garantita dalla nuova direttiva.

L’articolo 17 prevede alcune esenzioni all’applicazione delle normative per ragioni quali il diritto di critica, recensione, parodia e collage. I meme, quindi, dovrebbero uscire illesi dall’applicazione della riforma. Così come Wikipedia e tutte le enciclopedie on line non a scopo di lucro, le piattaforme di sviluppo software open source e i servizi cloud.